Oggi sono stato a San’Antimo per la presentazione del Progetto Scuola realizzato da Special Olympics Italia. l’obiettivo è costruire un percorso d’inclusione per i ragazzi portatori di disabilità intellettive, ma anche di crescita e formazione per tutti gli studenti e gli insegnanti. Chiave del progetto è la pratica sportiva che permette di avere fiducia nei propri mezzi imparando a confrontarsi con gli altri su regole chiare e praticando il rispetto reciproco. E l’idea di Special coglie l’obiettivo in pieno.

Il percorso di inclusione per le ragazze e i ragazzi con disabilità intellettiva ha  la sua forza, credo, in due punti:

  • Lo sport come strumento formativo e di crescita personale
  • I percorsi e gli obiettivi per i ragazzi senza disabilità e i docenti

Sono stato uno sportivo da ragazzo, dedicandomi con una certa serietà. Quindi parlo con cognizione di causa quando parto dell’attività sportiva come chiave per la crescita personale. S’imparano i propri limiti e come superarli, si scopre la disciplina e il piacere dei risultati. Quindi una chiave utile a tutti i ragazzi, non solo chi ha disabilità.  

L’altro elemento che citavo prima, è la funzione anche culturale che il progetto innesca coinvolgendo i ragazzi senza disabilità e il corpo docente. Un progetto quindi capace di abbattere tutti quei muri che impediscono l’inclusione: da un lato si lavora  su chi non ha disabilità per aprirlo ad esperienze di vita diverse dalla propria, e si dà coraggio in se stessi e un nuovo campo di relazioni a chi cresce con disabilità intellettive.

E l’utilità, se non la necessità, del progetto sta nei numeri che accompagnano la vostra presentazione. 235.000 alunni con disabilità, 152.000 con disabilità intellettiva. E questo numero, già importante di per sé, va moltiplicato per tutte le relazioni che quei ragazzi con disabilità intellettive hanno.   

Ciò significa che la scuola la scuola deve avere la capacità non solo di essere aggiornata e al passo coi tempi nelle strutture e nei programmi, ma usare tutti gli strumenti possibili per educare cittadini non spaventati dalla diversità di esperienze, ma che sanno scegliere come metodo di relazione un confronto aperto e sereno.  

E in questo momento storico, in cui ritorna prepotente un sentimento di chiusura e di paura, rimettere la scuola al centro dell’azione politica e sociale è la scommessa su un futuro non solo più civile, ma più ricco di opportunità concrete di crescita e sviluppo.

In questo senso vi devo dire che rivendico sempre con un certo orgoglio, quando si parla di educazione, la Buona Scuola. Non solo per i numeri delle assunzioni, oppure i fondi sulla digitalizzazione, o il lavoro per aumentare gli asili nidi, ma per il valore politico di scegliere la Scuola come un settore in cui si è smesso di tagliare e si torna, non come dice qualcuno a “spendere”, ma a investire.

Ma proprio per la grandezza delle sfide che il futuro riserva alle prossime generazioni, l’integrazione fra pubblico e associazionismo deve divenire un’alleanza per la formazione costante. Credo che il compito che avremo come politica in questo ambito sarà quello di semplificare, agevolare e garantire la qualità di progetti che si affianchino alle attività d’aula classiche.

Le scuole, più passa il tempo, più dovranno divenire delle nuove piazze della formazione, aperte oltre l’orario scolastico a cui siamo abituati. Dobbiamo farle essere luoghi vivi dove si tessono e si rafforzano le relazioni delle comunità territoriali e le si educa a relazionarsi in modo positivo con esperienze di vita diverse.

Il MIUR ha già supportato anche Napoli e nel suo hinterland, dopo diverse sperimentazioni in singole città, l’apertura pomeridiana delle scuole durante la quale, in collaborazione con soggetti associativi riconosciuti e con una attenta valutazione dei percorsi formativi, si sono tenuti corsi che non solo hanno coinvolto gli alunni, ma anche le famiglie e i residenti del quartiere. Il progetto si chiama del MIUR la “Scuola al Centro” e va nella direzione giusta.

Ecco, Spero davvero che Viola, mia figlia, possa – nel corso degli anni – trovare sempre più normale che la sua scuola le offra esperienze diverse e che la possa vivere sempre di più come una piazza sicura, dove poter incontrare  in piccolo quel mondo che un giorno dovrà affrontare, in autonomia, da adulta.